Smart working: Che cos’è? Perchè è importante per la digitalizzazione aziendale”

Franca Gragnaniello

Franca Gragnaniello

La pandemia causata dalla diffusione del Coronavirus, ha costretto a casa oltre un terzo della popolazione mondiale e ha stravolto ogni aspetto sociale, imprenditoriale ed economico mettendo in ginocchio l’economia globale

Durante questo periodo di emergenza da COVID-19 è stato interessante notare come hanno assunto rilevanza molte iniziative nelle quali si sono riscoperte i grandi vantaggi connessi all'uso delle tecnologie digitali. L’ epidemia in corso infatti ha obbligato un gran numero di persone, lavoratori dipendenti, autonomi, studenti ecc., a ricorrere al lavoro o allo studio online.

Dopo il maxi esperimento di Smart Working della Cina, anche l’Italia ha adottato il remote working per arginare il dilagare del Corononavirus, grazie a un decreto attuativo approvato d’urgenza, e che prevedeva l’adozione anche senza un accordo preventivo con i dipendenti (così come richiede invece la Legge sul lavoro Agile del 2017).

Tale modello di organizzazione lavorativa si è reso necessario da parte delle aziende e degli studi professionali al fine di attuare al meglio le misure di distanziamento sociale essenziali per arrestare e ridurre le possibilità di contagio, pur mantenendo in piedi le attività lavorative in grado di attuarlo.

Digitalizzazione Aziendale

 

  • Ma cos'è esattamente lo smart working?
  • Come funziona?
  • Quali benefici effettivi può dare al business?

Che cos'è lo smart working?

lavoro agile SW

Lo smart working è una modalità di lavoro senza vincoli di orario o luogo,il lavoro viene organizzato per cicli e obiettivi, anziché per ore, lasciando alle persone maggiore autonomia e una maggiore responsabilizzazione sui risultati. Il lavoro agile richiede una dimensione aziendale per metterlo in pratica. Attualmente, per farsi trovare pronte, tutte le aziende siano esse grandi o piccole, devono cogliere questa opportunità , approfittare di questo periodo, investendo nella propria impresa, nella formazione del personale e nella creazione di una nuova cultura aziendale.

Capire il significato dello Smart Working non è immediato e nemmeno così intuitivo. Durante la fase più acuta dell’emergenza lo Smart Working ha coinvolto il 97% delle grandi imprese, il 94% delle PA italiane e il 58% delle PMI, per un totale di 6,58 milioni di lavoratori agili, circa un terzo dei lavoratori dipendenti italiani, oltre dieci volte più dei 570mila censiti nel 2019. A settembre 2020, tra rientri consigliati e obbligatori, gli smart worker sono scesi a 5,06 milioni, suddivisi in 1,67 milioni nelle grandi imprese, 890 mila nelle PMI, 1,18 milioni nelle microimprese, 1,32 milioni nella PA: in media i lavoratori nelle grandi aziende private hanno lavorato da remoto per la metà del loro tempo lavorativo (circa 2,7 giorni a settimana), nel pubblico 1,2 giorni a settimana.

Le aziende dove questa nuova cultura del lavoro,(caratterizzata dalla flessibilità, orientata alla produttività e che misura gli obiettivi più che le ore passate alla scrivania), è già presente partono indubbiamente avvantaggiate.

Per le altre, la sfida non sarà tanto attrezzarsi in pochi giorni per restare operativi e non fermarsi – e di certo gli strumenti non mancano e non sono sconosciuti – ma metabolizzare velocemente e sperimentare con successo un nuovo modello, che sta dando risultati eccellenti in termini di produttività

Come funziona?

Lo smart working è un nuovo modo di lavorare da remoto, che consente di conciliare in serenità le proprie attività personali e la produttività lavorativa. La normativa garantisce un trattamento economico e normativo pari ai colleghi che eseguono prestazioni con modalità tradizionali.

Le aziende,le imprese e lo stesso worker per affrontare questa passaggio verso questo nuovo scenario lavorativo devono assumere quattro atteggiamenti:

  1. Cambiare mentalità: passare dal vecchio modo di pensare ad un nuovo modo di vedere le cose;
  2. Prepararsi: a utilizzare strumenti di pubblicazione e condivisione
  3. Produrre: creare contenuti,immagini e progetti e custodirli
  4. Cooperare con il resto del gruppo che lavora ognuno da remoto
  5.  

Quali benefici effettivi può dare al business?

Diversi studi e survey aziendali attestano numerosi benefici derivanti dall’utilizzo dello smart working:

  • Maggiore flessibilità in termini di riconfigurazione di tempi/spazi di lavoro.
  • Impiego delle nuove tecnologie che permettano il raggiungimento degli obiettivi sia in termini di efficacia che di maggiore efficienza,
  • Risparmio di tempi e costi aziendali
  • maggiore motivazione e benessere organizzativo per il lavoratore.
  • impatto positivo in termini di produttività
Secondo i dati dell'Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano, l'adozione dello smart working può produrre per l'impresa una crescita della produttività pari al 15% per lavoratore. Questo è sicuramente l'anno che metterà più alla prova questo metodo di lavoro. Sempre secondo l'Osservatorio Smart Working, il 76% dei coinvolti si ritiene soddisfatto del proprio lavoro e uno su tre si sente pienamente coinvolto nella realtà in cui opera, rispetto a chi lavora in modalità tradizionale.

 

Nonostante tali benefici siano allettanti si riscontra anche che molte aziende non hanno strumenti tecnologici adatti a supportare lo SW oltre a non avere maturato la cultura aziendale in grado di favorire tale cambiamento.Sappiamo che l’Italia è formata da numerose piccole e medie imprese soprattutto di natura artigianale in cui è certamente difficile una transizione verso lo Smart Working.Non tutti i lavori sono adatti a poter lavorare da remoto così come non tutti i lavoratori si ritengono adatti a questa modalità di lavoro.

Alcuni soffrono di isolamento, si distraggono più facilmente in un ambiente diverso dall'ufficio, si sentono in difficoltà con la tecnologia, e riscontrano problemi di comunicazione con i colleghi.

Ma come per ogni cosa, la scelta va considerata e discussa con il lavoratore e il datore di lavoro.

Conclusione:

L' emergenza Coronavirus, che ci impone distanze fisiche, può certamente costituire un’occasione di sviluppo per tale modello organizzativo anche in Paesi, come l’Italia, in cui si fatica a mettere in discussione questi vecchi schemi e ritmi di lavoro. Forse sarà proprio questa emergenza sanitaria a dare la spinta che manca per una sperimentazione diffusa del lavoro da remoto, ponendo così le basi per cambiare le sorti del nostro modo di lavorare in futuro. In fondo, è intimamente italiano “fare di necessità, virtù”.

 

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