Che Cos'è il Recovery Fund e Qual É Il Suo Ruolo nella Ripresa Economica Post-Covid

Che Cos'è il Recovery Fund e Qual É Il Suo Ruolo nella Ripresa Economica Post-Covid | MakersValley Produttori
Franca Gragnaniello

Franca Gragnaniello

È con l’arrivo del coronavirus che l’intero Vecchio Continente ha iniziato a domandarsi cos’è il Recovery Fund e come funziona questo particolare strumento. L’UE ha infatti compreso la necessità di adottare soluzioni condivise per il recupero economico del blocco ed è proprio in questo contesto che ha trovato terreno fertile la nascita del fondo.

Cos’è il Recovery Fund?

Il Recovery Fund, in italiano Fondo di Recupero, è un imponente piano di aiuti finanziari che l’Unione Europea è riuscita faticosamente a mettere in opera a fine 2020, per far fronte alla crisi economica causata dalla Pandemia che ha colpito tutte le economie mondiali. Questi fondi rappresentano un’opportunità straordinaria per rilanciare l'economia Europea attraverso obiettivi e risorse che sono mancati dopo la crisi del 2008, e disegnare una traiettoria di sviluppo giusto e sostenibile.

Vediamo di fare un po’ di chiarezza su questi strumenti messi in atto dall’Unione Europea:

-Next Generation EU: è il vero nome del Recovery Fund. È un piano di investimenti in debito comune a tutti gli Stati Europei di circa 750 miliardi di euro. Questi miliardi sono finanziati quasi integralmente da una massiccia emissione di titoli finanziari emessi dall’Europa.

-Il Recovery Plan invece è il corposo documento contenente riforme e investimenti in settori chiave per il rilancio economico che ogni Stato deve presentare all’Unione per ottenere la sua quota. Agli Stati membri spetta il compito di elaborare Piani nazionali di ripresa e resilienza in grado di gettare le basi per una ripresa verde, digitale e sostenibile.

Recovery Fund

Perché il Recovery Fund è  importante per l’Italia?

La capacità dell’Italia di rialzarsi  dopo la crisi e ritornare alla normalità socio economica dipenderà anche dalla gestione del Recovery Fund. Si tratta di restituire speranza a un Paese che negli ultimi trent’anni si è impoverito e ha visto progressivamente indebolire la rete di infrastrutture sociali e sanitarie, scolastiche e universitarie. Siamo, dunque, a un passaggio straordinario ed epocale, da non sprecare, in cui al centro è la scelta di ricostruire meglio e in modo diverso, con innovazione, sostenibilità, attenzione al disagio sociale e alle disuguaglianze cresciute in questi anni. Da Bruxelles arriveranno in Italia 191,5 miliardi di euro, pianificati nel Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR), ad essi si affiancheranno i 30,6 miliardi finanziati a livello nazionale dal Fondo complementare.

PNRR e fondo sommati insieme valgono 222,1 miliardi di euro, ovvero il valore complessivo del Recovery Plan. Tale strumento programmatico di riforme e investimenti vuole rispondere a due obiettivi chiave:

  • riparare i danni economici e sociali della crisi pandemica;
  • contribuire ad affrontare le debolezze strutturali dell’economia italiana

il piano vuole accelerare su disuguaglianza di genere, inclusione giovanile, divari territoriali.

Cosa prevede il PNRR del Recovery Plan?

Il Piano nazionale di ripresa e resilienza si compone di 6 missioni:

  • Digitalizzazione, Innovazione, Competitività, Cultura
  • Rivoluzione Verde e Transizione Ecologica;
  • Infrastrutture per una Mobilità Sostenibile;
  • Istruzione e Ricerca;
  • Inclusione e Coesione;
  • Salute

lI Recovery e resilience plan italiano (PNRR) dovrà dare risposta alle tre grandi questioni poste dalla crisi e dalla transizione energetica: le persone, le imprese e il lavoro, i territori. Le scelte che dovranno essere prese nel Piano dovranno aiutare investimenti in sostenibilità, ricerca, innovazione che rappresentano  la migliore cura per il rilancio dell'economia.

Sul fronte dei territori, i rapidi cambiamenti nelle produzioni industriali legate alla sempre più crescente attenzione ai temi ambientali obbligherà molte imprese a ripensare e in alcuni casi a chiudere le proprie produzioni, con conseguenze sul lavoro e le comunità di alcune aree del Paese; il Recovery plan deve accelerare i progetti di riconversione industriale e riqualificazione e individuare le politiche capaci di rilanciare i territori.

Recovery Fund e PMI Italiane

Se da un lato il recovery fund è un’opportunità per il tessuto delle piccole e medie imprese,dall'altro ci sono ancora molte PMI che non l’hanno capito e hanno bisogno di essere guidate nella realizzazione dei loro affari e del rilancio del sistema Paese. 

Un sondaggio creato da Eunews mostra che solo il 54,4% delle PMI intervistate ritiene che il recovery fund sia un’occasione di rilancio, con il 42,22% che dice di non saperlo. Motivo per cui serve un cambio di passo. Oggi per non soccombere occorre che le PMI inizino a cercare altre strade che meritano di essere battute. Siccome in questo processo di rilancio fondamentale è il tema dell’innovazione tecnologica, altrettanto centralissimo deve essere il ruolo di centri di ricerca che devono assistere le piccole e medie imprese nei loro bisogni. Fondamentale dunque è il ruolo dei  poteri centrali e locali. 

Le imprese non riescono ad orientarsi, anche perché la struttura del tessuto produttivo italiano è caratterizzato da una prevalenza di piccole e medie imprese che sono state spesso lente nell’adottare nuove tecnologie e muoversi verso produzioni a più alto valore aggiunto. Quindi il paradosso è quello che ci sono soldi e opportunità, ma anche troppa indecisione. La ripresa delle piccole e medie imprese può contribuire al rilancio del mercato unico in modo forte, nel momento in cui c’è bisogno di fare rete.

Si tratta di mettere a sistema le risorse e saperle usare, visto che c’è l’esigenza di investire in digitalizzazione e sostenibilità e c’è un 60% di persone che dichiara ad avere problemi ad andare verso direzioni più sostenibili.

Concludo dicendo che solo in Italia le PMI sono 159 mila, tra piccole (132 mila) e medie (27mila). Valgono1.054 miliardi di euro di fatturato, e sono fonte di lavoro per 4,2 milioni di persone. Una vera e propria risorsa a cui si deve guardare per poter parlare di ripresa. Secondo Deloitte per competere sui mercati internazionali le tecnologie digitali sono necessarie al fine di garantire maggiore efficienza operativa e una maggiore portata commerciale favorendo nuovi canali di vendita, in linea con le nuove abitudini di spesa dei consumatori. Per le piccole e medie imprese diventa quindi fondamentale capire la nuova realtà che si sta profilando e prepararsi ad affrontare il futuro, elaborando il percorso di crescita più adatto.

 

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