3 Opportunità per Il Settore della Moda In Un Mondo Post-Covid

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Giorgia Campagna

Giorgia Campagna

L’anno che ci siamo lasciati alle spalle è stato a dir poco catastrofico, si sperava in un 2021 migliore, ma nonostante non si siano ancora visti enormi cambiamenti confidiamo in una ripresa nel prossimo futuro! 

Se fate parte delle piccole e medie imprese manifatturiere o tessili italiane non avete di certo bisogno che vi si faccia presente la difficoltà di questi tempi, ma se avete resistito fino ad ora, questo articolo è per voi, gli artigiani italiani che con dedizione e passione mantengono alta la fama delle eccellenze italiane nel mondo. 

Passiamo al dunque, cosa succederà nel “dopo COVID”? Il settore manifatturiero italiano riuscirà a riprendersi? E soprattutto che ne sarà delle più piccole imprese artigiane che caratterizzano il territorio italiano? Se almeno una volta negli ultimi mesi vi siete posti queste domande, vogliamo proporvi un punto di vista meno tragico e sconfortante per il futuro delle vostre aziende ed incoraggiarvi a vedere alcune possibilità che si possono presentare proprio grazie alla pandemia che tanti danni e cambiamenti ha causato. 

Ecco di seguito 3 motivi per cui le imprese di piccole e medie dimensioni a conduzione familiare potrebbero avere nuove possibilità se sono disposte ad apportare dei piccoli cambiamenti.

L'eterna gloria della moda: marchio Made in Italy

Sembrerà banale, si parla continuamente di Made in Italy, se ne parla forse così tanto che in Italia siamo finiti per darlo per scontato e inflazionarne il significato. Questa è la prima opportunità, sono proprio le piccole e medie imprese italiane che dovrebbero sfruttare il più possibile i vantaggi che derivano dal marchio tutto italiano. 

Se vi chiedessero “cos’è il marchio made in Italy” quale sarebbe la vostra risposta? 

Partiamo dall’ovvio: è un marchio, secondo le stime di Brand Finance del valore di 2.110 miliardi di dollari nel 2019, cifra che traduce lo sforzo, la passione, i sacrifici e la perfezione degli artigiani italiani nel corso del tempo. È un marchio che l’italia si è guadagnata con fatica e dedizione e che non dovremmo mai dare per scontato. Il Made in Italy è ciò che vi può garantire di entrare nei mercati esteri, se non l’avete ancora fatto, è giunto il momento! Se siete già approdati nei mercati oltralpe, non dimenticate mai quello che state offrendo! 

Proprio questo è stato uno dei motivi alla base di MakersValley, la fama del Made in Italy nel mondo che è sì sinonimo di alta qualità, raffinatezza, perfezione dei dettagli e stile, ma c’è anche dell’altro, il Made in Italy all'estero è un’idea, rievocazione di canoni di bellezza e perfezione, è sinonimo dell’idea di un intero paese, di quello che è il “Bel Paese” ed il paese della Dolce Vita pervaso da armonia ed eleganza. Starete pensando ma quale bel paese e quale dolce vita! Beh, siamo consapevoli che ci sia poco di veritiero, ma chi siamo noi per togliere questa illusione al resto del mondo? Se è questo quello che vogliono, noi glielo diamo! Se al Made in Italy aggiungiamo anche il concetto di handmade ovvero fatto a mano, che spesso lo accompagna, allora BINGO! Ricordate, non offrite solo un’etichetta con su scritto fatto in Italia, state offrendo l’idea di un paese che urla perfezione! Ciò che per noi è scontato può essere una ricchezza al di fuori dei confini.

La rivoluzione green nel settore della moda 

Bisogna innanzitutto accettare il fatto che siamo nel bel mezzo di una rivoluzione, il mondo del consumismo sfrenato a cui siamo stati abituati sta finalmente cambiando, ottima notizia! Lo è di fatto, per l’ambiente, per noi e le future generazioni, e può esserlo anche per le imprese italiane a conduzione familiare, ecco la seconda opportunità da cogliere.

Sappiamo cosa state pensando! Ancora a parlare di ecosostenibilità della moda, dei tessuti, della produzione tessile e artigiana… difficile e costosa! Ma no, non è esattamente di questo che parleremo, anche se, una lenta transizione verso un’industria della moda quanto più possibile green deve essere l’obiettivo di tutti.. 

Vogliamo essere realisti ed ammettere che un completo passaggio ad una produzione con minimo impatto ambientale al momento potrebbe essere dispendioso e fuori portata per molte imprese artigiane in Italia. Sappiamo però che il settore della moda è uno di quelli che negli ultimi anni sta ricevendo maggiori pressioni al riguardo.

Non potete ancora permettervi cambiamenti più radicali? Va bene, arriverà il momento, potete allora sfruttare uno dei fattori cardine della produzione sostenibile nella moda che può diventare il vostro punto di forza: voi stessi! Pensateci bene, un'impresa artigiana che sia o meno a conduzione familiare o comunque di piccole dimensioni, che offre un prodotto targato Made in Italy, fatto a mano da artigiani qualificati che producono con precisione prodotti unici. Siete già all’interno di uno dei fattori sostenibili verso cui si sta dirigendo l’industria della moda: la slow fashion.

shopping retail Uno dei più grandi mali attribuibili alla moda negli ultimi anni è infatti la fast fashion, tipica delle grandi multinazionali e figlia di quella cultura consumistica che ci è stata propinata negli anni passati secondo cui “more is better” ovvero “più hai meglio è”, più compri più sei ricco, più abiti hai più sei socialmente accettabile, e viceversa. Dopo anni di magliette a 3 euro che non ci servono e maglioncini a 10 euro che neanche proviamo perché “al limite lo butto”, finalmente si sta avendo un’inversione di tendenza, e questo va tutto a vostro favore. 

La green revolution punta soprattutto a cambiare il modo in cui il consumatore fa i suoi acquisti, educandolo sul come, dove e da chi ciò che sta comprando è stato fatto. La sostenibilità nel settore moda non solo guarda ai tessuti e i materiali utilizzati, ma anche a chi si occupa della creazione dei prodotti, come, quanto e se viene viene tutelato. 

Sappiamo ormai che fast fashion e grandi marchi della moda non si sposano per niente bene con quanto appena detto, anche se gli scandali degli ultimi anni hanno spinto molti dei più grandi marchi della moda ad intraprendere un cambiamento, siamo ancora lontani anni luce. 

Ed è qui che invece gli artigiani italiani conquistano già un posto in classifica, la natura stessa di buona parte delle imprese manifatturiere in Italia rientra nel concetto sostenibile di “less but better” che contrariamente al precedente vuole indirizzare il consumatore a comprare meno in quantità ma di migliore qualità, concetto che forse è sempre stato un pò italiano ma messo da parte negli ultimi anni soprattutto dalle ultime generazioni. Una produzione lenta ma di qualità e che si impegna a tutelare quanto più possibile l’ambiente e i lavoratori sono già un punto a favore delle aziende italiane. 

Buy less sentence

Da questo punto di vista e guardando al futuro, è bene notare che secondo i dati 2018 della World Trade Organization, in termini di esportazione nel settore tessile-abbigliamento, l’Italia si trova al quarto posto dopo Cina, Bangladesh e Vietnam, tutti paesi che non possono vantare buoni standard in termini di sostenibilità e diritti dei lavoratori, motivo che sta già andando a loro svantaggio e continuerà a farlo con la crescente richiesta di una moda più sostenibile.

Quindi artigiani italiani cogliete l’occasione! Ricordate, la sostenibilità non è solo creare un paio di scarpe dalla plastica riciclata, si può raggiungere sotto diverse angolazioni, l’importante è iniziare e col tempo raggiungere un livello sempre superiore.

L'industria della moda dei loro desideri

Quanto detto sopra deve essere considerato in relazione con quelli che sono i consumatori, coloro che spingono sempre più verso una moda sostenibile e di qualità. Conoscere i desideri e le esigenze dei consumatori non è di esclusivo interesse di marchi e stilisti allo scopo di ricavarne profitto, ma anche dei produttori; ed arriviamo alla terza opportunità. Infatti, in questa nuova visione della moda, l’attenzione ricade in primis proprio sulla creazione del prodotto e quindi sulle aziende che danno vita ai vestiti e agli accessori dei consumatori: voi.

Ma chi sono i consumatori che stanno chiedendo questo cambiamento nel settore moda? In buona parte i millennials. Si parla spesso della generazione Z, i giovanissimi nativi dell’era digitale e dell’influenza che possono avere sul mercato. Sicuramente una fascia interessante, ma sono quelli nati qualche anno prima che hanno la maggior parte del potere oggi. Per essere chiari, con la parola millennials ci riferiamo a coloro nati tra gli anni 80 e la prima metà degli anni 90, tendenzialmente nella fascia d’età tra i 25 e i 40 anni.

co-working space

Sono due i principali motivi per cui le aziende coinvolte nell’industria della moda dovrebbero cercare di “entrare nelle loro grazie”:

  • Appartengono a questa generazione stilisti e ideatori di brand più o meno emergenti che sono quindi alla ricerca di aziende che possano soddisfare le loro esigenze in termini di quantità, qualità ed in linea con i loro principi e valori. È a questa generazione che appartengono la maggior parte degli ideatori di startup che spesso affiancano il loro brand ai valori della sostenibilità e che a tali scopi utilizzano nuovi metodi; un esempio può essere il pre-ordine per evitare l’accumulo e lo spreco di prodotti non venduti, ovvero la produzione inizia solo nel momento in cui il cliente ha già processato e pagato l’ordine. Nuovi sistemi di vendita possono trovare un riscontro nella capacità e nelle tempistiche di produzione delle piccole e medie imprese artigiane, aprendo la strada a possibili nuove collaborazioni proficue e durature.

  • Altro motivo, elementare ma fondamentale, i soldi. I millennials costituiscono la porzione più vasta di popolazione mondiale, secondo le previsioni della Goldman Sachs entro il 2025 costituiranno il 75% della forza lavoro globale. I millennials sono nati nel benessere, nel boom del consumismo, hanno una forte propensione al consumo che è anche accompagnata da un alto potenziale d’acquisto. In parole povere, i millennials hanno le capacità e le possibilità di influenzare il mercato, e cosa fondamentale, a differenza delle generazioni precedenti, ne sono consapevoli. Sono consumatori informati, consapevoli e coscienziosi. 

I brand mirano a conquistare la loro fiducia e per farlo i loro prodotti devono rispettare le loro richieste, quindi tutte le aziende coinvolte direttamente o indirettamente devono cercare di “stare sul pezzo” per essere accettate dai consumatori finali dei prodotti. 

Insomma, anche se i millennials sono cresciuti a plasmon e magliette usa e getta, sono ora molto attenti a ciò che comprano e all’impatto che i loro acquisti possono avere, tendendo anche a non fidarsi più delle grandi aziende i cui prodotti sono difficilmente tracciabili.

Diverse ricerche hanno evidenziato che i millennials vogliono essere istruiti sui loro acquisti e soprattutto si fidano di più delle piccole aziende a conduzione familiare che non delle grandi multinazionali.

Concludendo, se l’ultimo anno è stato la conclusione di un periodo già precedentemente di crisi, non demordete, forse la ruota sta per girare! Ma ricordate che alle crisi e ai cambiamenti si sopravvive con l’adattamento, come si dice, necessità fa virtù.

“Il segreto del cambiamento è concentrare tutta la tua energia non nel combattere il vecchio, ma nel costruire il nuovo” - Socrate

 

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