Modelli di Moda Sostenibile: l’Upcycling

Modelli di Moda Sostenibile: l’Upcycling
Giorgia Campagna

Giorgia Campagna

Nella lista degli argomenti più gettonati dell’anno, ed in particolare nel settore moda sostenibile, si trova questa nuova tendenza: l’upcycling.

Forse ancora non tanto popolare quanto altre alternative di moda sostenibile di cui abbiamo già parlato come la second-hand o la sharing economy, l’upcycling è un’altra di quelle tendenze molto in voga soprattutto negli ultimi tempi ed ancora di più dopo la pandemia. 

È sempre entusiasmante scoprire nuovi modi per raggiungere una moda sostenibile, passiamo al dunque e vediamo meglio:

  • Cos’è l’upcycling, come funziona e i suoi vantaggi 
  • Differenza tra upcycling e altri modelli di moda sostenibile
  • Esempi di upcycling in Italia

 

Cos’è l’upcycling?

La parola upcycling sta entrando nel nostro vocabolario, soprattutto in tempi più recenti e di pari passo con le altre forme di moda sostenibile. Essendo modelli economici che solo di recente stanno attirando l’attenzione dei consumatori non di nicchia, non è forse ancora ben chiaro il significato della parola stessa. In questa moda di anglicizzare la lingua italiana quasi ad ogni costo, il risultato è spesso la confusione dei significati.

Upcycling nel settore moda viene spesso tradotto come riciclo o riuso, ma queste parole da sole sono una traduzione non del tutto corretta. È vero che il modello dell’upcycling riutilizza i vestiti già esistenti, ma l’elemento fondamentale perché si possa parlare di upcycling è che i vestiti vengano modificati e migliorati raggiungendo un valore aggiunto rispetto al capo di partenza. 

L’origine della parola si deve ad un ingegnere tedesco, Reiner Pilz, che nel 1994 definì il riciclo come “down-cycling”, mentre l’obiettivo deve essere l’up-cycling, in modo da dare ai vecchi prodotti un valore maggiore. Infatti, la parola inglese upcycling implica in sé che alla fine del procedimento i prodotti possano essere considerati di un livello superiore, appunto “up”, rispetto a quello di partenza. 

È evidente che la mera traduzione riuso o riciclo non implica nulla di quanto detto, e finisce col confondere le idee tra le varie modalità di riutilizzo dei vestiti, le quali anche se con un obiettivo comune, sono comunque concetti diversi.

In italiano la definizione che può più correttamente essere utilizzata per descrivere questo modello economico è “riuso creativo” sottolineando appunto la parte creativa e di modifica che è fondamentale.

Differenza tra upcycling, riciclo e altre forme di riuso dei vestiti

Proprio nella creatività risiede la differenza fondamentale con il modello di vestiti second-hand e dell’usato, che implica la vendita ed il riuso dei vestiti esattamente per come sono senza apportare alcuna modifica. 

Nel settore moda è poi necessaria una riflessione sulla parola “riciclo”. Abbiamo infatti detto che la traduzione più attendibile di upcycling è riuso creativo, e non riciclo creativo, come invece si legge molto spesso. Questa imprecisione è dovuta ad un ampio ed improprio uso che ormai si fa del concetto di riciclo.

upcycling- riuso creativo

Creazione di pikisuperstar 

La parola riciclo è infatti troppo comunemente impiegata come sinonimo di qualunque modello sostenibile, ed è forse il termine che più di tutti confonde le idee. Facciamo quindi chiarezza. Il dizionario Treccani definisce la parola riciclo come “la tecnica con la quale terminato un ciclo di lavorazione, una parte delle materie prime di partenza o di stadi intermedi, non ancora o solo parzialmente trasformate, viene reimmessa nel ciclo di lavorazione nello stadio iniziale”.

Cosa significa? Si parla di riciclo quando un prodotto dopo essere stato utilizzato viene sottoposto ad un nuovo processo di lavorazione che permette di separarne le materie prime che lo compongono e poi di riutilizzarle per creare nuovi prodotti. Nel caso specifico dei vestiti, se e quando è possibile riciclarli, vengono scomposti ed i filamenti di tessuto vengono lavorati nuovamente per poi andare a creare nuovi capi di abbigliamento.

Perché è importante fare questa differenza? Per dare brevemente l’idea:

  • Riciclare non è così semplice come può sembrare. Nel settore moda, la Ellen Macarthur Foundation ha stimato che l’1% dei vestiti viene riciclato, quindi quasi niente, riciclare i vestiti non è davvero un’opzione su cui si può contare nel caso della moda.
  • Riciclare implica nuovi processi di lavorazione. Significa che non viene eliminato del tutto l’inquinamento derivante dai processi, per quanto possano essere sostenibili, avranno comunque un impatto sull’ambiente.
  • Riciclare costa più di riutilizzare. È anche uno dei motivi per cui una piccolissima percentuale di vestiti viene riciclata, produrre da zero costa meno che riciclare, soprattutto se parliamo di fast fashion. Per questo l’obiettivo è ormai evitare di produrre e comprare, e non riciclare. 

 

Upcycling ed economia circolare

Se non fosse ancora chiaro, punto a favore dell’upcycling è costituito dai vantaggi a livello ambientale che ne derivano, poiché non vengono prodotti vestiti ma viene incentivato il riuso di quelli che sono già nei nostri armadi o nei cosiddetti deadstock dei magazzini dei negozi, ovvero l’enorme quantità che rimane invenduta ogni anno.

A tal proposito si capisce perché soprattutto nell’ultimo anno si sta parlando tanto di upcycling, visto che a causa della pandemia i capi invenduti hanno raggiunto numeri esorbitanti, si parla di un valore di scorte in eccesso stimato tra i 140 e 160 miliardi di euro, più del doppio della media, capi che normalmente finiscono negli inceneritori, incrementando ovviamente l’inquinamento .

È per questo che la distinzione a livello linguistico tra riciclo ed altri concetti, è molto importante, si legge ovunque di riciclare qualunque cosa, e nell’immaginario collettivo viene considerato come un comportamento super ecosostenibile e green. Ma sappiate che non lo è! Chiaramente meglio questo che niente, ma è ancora meglio proiettarsi verso l’economia circolare e scegliere modelli economici più sostenibili. 

L’upcycling è infatti uno dei cinque modelli dell’economia circolare di cui abbiamo tanto parlato, il cui obiettivo nel settore moda è contrastare il consumismo e la sovrapproduzione della fast fashion ed incentivare il riuso di ciò che è già stato prodotto.

La conclusione è sempre la stessa e semplicissima, riutilizzare in qualunque modo i vestiti è più conveniente e sicuramente più ecosostenibile rispetto a produrne di nuovi. 

riuso-riciclo-recupero

 

Upcycling pre-consumer e post-consumer

Descrivendo l’upcycling è stato detto che questi nuovi vestiti migliorati e più creativi possono avere come punto di partenza sia vestiti già fatti e pronti per essere indossati, ma pure tessuti grezzi che non sono mai stati assemblati. 

È questa la differenza che viene fatta tra upcycling pre-consumer e post-consumer, letteralmente prima e dopo il consumatore, per indicare quindi se si tratta di veri e propri vestiti che magari sono anche stati utilizzati, o di tessuti della fase precedente a questa. 

Così inizia in realtà il concetto dell’upcycling, con l’utilizzo dei tessuti che sono gli scarti della produzione tessile, quelle parti che non sono state utilizzate e che per le aziende sono anche un costo in quanto devono essere smaltite.

Sono tanti i designer che iniziando così hanno creato intere collezioni, alcune delle quali diventate famose e anche molto costose! È questo che forse può stupire, il fatto che i vestiti e gli accessori vengano creati dagli scarti dei tessuti o da vestiti anche usati, non significa che abbiamo un valore minore o che vengano a costare meno per chi li compra. Anzi, molto spesso i vestiti così ottenuti sono molto cari, perché sono appunto il risultato del lavoro e della creatività dello stilista che nel fare ciò rispetta i principi dell’economia circolare! 

L’upcycling è il modello che anche alcuni brand di lusso stanno utilizzando proponendo collezioni creative ottenute dalla modifiche dei loro stessi capi, come nel caso di Miù Miù che ha proposto la collezione “Upcycled” composta da pezzi unici vintage rimodellati, ma anche le collezioni di jeans “For responsible living” della Diesel, e altri ancora.

I vantaggi dell’upcycling nella moda 

Possiamo dire che l’upcycling è il modello di moda sostenibile che è stato ben accolto dall’alta moda, ma non sono solo brand e stilisti affermati o emergenti a praticare l’upcycling. Avete la passione del cucito e vi dilettate nel creare magliette, borse, abiti o qualunque altro accessorio utilizzando pezzi di tessuti che avete in casa? O magari comprate tessuti che hanno qualche difetto e non verranno utilizzati dai grandi marchi? Bene, quello che fate si chiama upcycling! 

Questa tecnica esiste da sempre, ma prima non era così di moda e rammendare, modificare e rattoppare non faceva così "figo". Perchè l’upcycling e quali sono i vantaggi? Tre i principali:

  1. Sostenibilità: modello di economia circolare consente di avere dei vestiti diversi ma senza crearne di nuovi ed inquinare nel farlo.
  2. Unicità: permette di avere capi singolari, anche stravaganti e unici, esattamente il concetto opposto alla produzione di massa, nessuno avrà una giacca o una borsa uguali a qualcun altro.
  3. Risparmio: il fattore economico è un aspetto sicuramente fondamentale, sia che si parli di grandi marchi di lusso, sia delle prime esperienze con macchina da cucire in casa vostra, in ogni caso il prodotto di partenza esiste già o comunque bisogna assemblarlo con tessuti dai costi molto inferiori rispetto agli standard.

Esempi di upcycling in Italia

Le realtà di upcycling sono numerose e anche l’Italia fa la sua parte. Sono due le realtà che vogliamo segnalare, nate proprio di recente ed in Italia.

La prima è Must Had, una piattaforma online che vende i prodotti di brand o artigiani che creano capi con le modalità dell’upcycling per venderli ai consumatori che condividono gli stessi principi. 

La seconda è Atelier Riforma, startup torinese che lavora sempre tramite una piattaforma digitale, raccoglie i vestiti inutilizzati e li affida a stilisti, sarti, designer che si occupano di reinventarli e modificarli.

Se siete incuriositi da questa tendenza andate a dare un'occhiata, magari trovate qualcosa che faccia al caso vostro!

L'upcycling è solo uno dei modelli di moda sostenibile, ma è forse quello che permette di avere unicità di stile ed anche di dare maggiori opportunità di lavoro ai professionisti del mestiere, oppure di cimentarsi in nuovi hobby magari mai considerati prima! Una cosa è certa, i modi per raggiungere una moda circolare ci sono, sono tanti e assolutamente fattibili!

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