Modelli di Moda Sostenibile: tra Sharing Economy e Fashion Rental

Modelli di Moda Sostenibile: tra Sharing Economy e Fashion Rental
Giorgia Campagna

Giorgia Campagna

Trend, moda passeggera o modello economico del futuro e destinato a durare? Parliamo della sharing economy, argomento sempre più in voga negli ultimi anni, e sicuramente destinato a diventare sempre di più centro di discussioni future. 

Sharing economy, economia collaborativa, peer-to-peer economy sono alcune delle definizioni che vengono utilizzate per riferirsi a questa questa nuova tendenza. Tendenza che è in realtà un modello economico ben definito, ormai abbastanza chiaro e a cui siamo più abituati in alcuni settori, forse un pò meno scontato in altri, ad esempio quello della moda. Come può il modello della sharing economy essere applicato al settore moda? 

Partiamo proprio dalle basi per capire un pò meglio l’applicazione specifica al settore moda:

  • Cos’è la sharing economy
  • Come si applica la sharing economy al settore moda
  • Quali sono dei concreti esempi di sharing economy

Sharing economy o economia collaborativa: cos’è?

Sharing economy o economia collaborativa, per coloro che non sono grandi fan delle versioni inglesi dei termini, ma che cosa significa esattamente? Il dizionario Treccani la spiega in maniera molto semplice ma efficace: “l’economia collaborativa, consiste nella condivisione delle risorse di spazio, tempo, beni e servizi, soprattutto tramite l’uso di piattaforme digitali”. 

L’idea alla base di questo modello è appunto quella dello sharing ovvero della condivisione, qualunque sia il tipo di risorsa a cui ci si riferisce. È fondamentale quindi che il principio fondante non è comprare con lo scopo di possedere un bene, bensì di pagare per usufruire di quel bene o di un determinato servizio per un preciso arco di tempo. A rendere possibile il tutto è la tecnologia, infatti parte integrante del modello di economia collaborativa sono le piattaforme digitali, grazie alle quali la condivisione dei beni e servizi è resa possibile.

Si potrebbe argomentare, ma perchè devo pagare per disporre di qualcosa solo per un periodo di tempo limitato quando posso spendere i miei soldi per comprarla? 

Se vi siete posti questa domanda, è necessario allora prima comprendere il principio da cui si origina il concetto di un’economia collaborativa, e cambiare prospettiva. 

Sharing economy ed economia circolare

La sharing economy rientra infatti all’interno della più ampia discussione di un’economia circolare, ovvero un modello economico contrapposto a quello di economia lineare, con l’obiettivo di limitare la continua ed incontrollata produzione di massa e promuovere modelli economici sostenibili e che si preoccupino di limitare l’impatto ambientale da ogni punto di vista. 

L’economia circolare è oggi al centro delle discussioni nazionale ed internazionali, essendosi ormai raggiunta la consapevolezza che è necessario un cambiamento nel nostro sistema economico. Ne sono la prova il Green Deal o l’Agenda 2030, solo alcuni degli strumenti pensati a livello europeo per promuovere e raggiungere un’economia sostenibile.

Economia circolare e sharing economy

La sharing economy rientra tra i cinque modelli economici che si possono ricondurre ad un’economia circolare. Questi modelli di business vanno visti in un’ottica per cui al centro dell’attenzione non deve esserci il singolo individuo e quali benefici può avere dall’acquisto di un bene piuttosto che dal suo noleggio o affitto.

L’attenzione deve essere concentrata sul raggiungimento di un’economia sostenibile e circolare. La scelta di un modello economico che sia sostenibile dovrebbe essere la risposta a domande del tipo: cosa posso fare per limitare il mio impatto sull’ambiente? In che modo posso contribuire al raggiungimento di un’economia sostenibile?

Avvicinarsi al modello di sharing economy vuol dire quindi considerare una narrativa del sistema economico diversa da quella a cui siamo stati abituati finora. Si tratta di un modello che ha assunto maggiore rilevanza nell’ultimo decennio, partendo da realtà come quella degli Stati Uniti, per poi arrivare pure in Italia negli anni più recenti. 

Bisogna riconoscere che almeno fino a qualche anno fa, l’Italia non era un paese predisposto a questo tipo di economie; quando si iniziò a parlare di BlaBlaCar o di Airbnb, i primi casi di sharing economy arrivati in Italia, sono stati accolti con la classica iniziale diffidenza, non eravamo di certo abituati al concetto di chiedere un passaggio in macchina ad un estraneo, o ancora peggio, ad affittare una stanza in casa di un estraneo! Eppure da allora la situazione si è molto evoluta anche nel nostro paese. 

Sharing economy nella moda: rental fashion

Se gli italiani hanno ormai accolto pienamente esempi di economia collaborativa come Car Sharing, o ogni altro tipo di condivisione di un mezzo di trasporto che può essere affittato tramite app per brevi tragitti, guardano ancora un pò con diffidenza al concetto di condivisione nel settore della moda, quando quindi si parla di condividere i vestiti. 

Ogni modello economico facente parte di un’economia circolare può essere applicato con diverse modalità in base al settore in questione. I settori che si fanno precursori di modelli alternativi e di economia circolare, sono spesso proprio i settori che, più di altri, hanno un grande impatto ambientale, e perciò necessitano di soluzioni alternative ai modelli esistenti prima di altri settori. Di questi fa sicuramente parte il settore della moda.

Quindi qual è un modello economico che promuova un’economia circolare nella moda? Possiamo introdurre il concetto di fashion rental, per l’appunto l’idea di poter usufruire di capi di abbigliamento per un periodo di tempo limitato e pagandone l’affitto.  

È proprio qui che, nella più tradizionale concezione all’italiana, qualcosa inizia probabilmente a non quadrare molto: dovrei pagare per mettere dei vestiti che sono stati indossati da altri? E come faccio a sapere se sono puliti? Diciamoci la verità, probabilmente queste domande sono sorte a chiunque si stia approcciando per la prima volta a questo concetto. 

Inutile precisare che l’igiene è un fattore di estrema importanza per poter intraprendere un business del genere: i vestiti vengono ovviamente affidati a ditte specializzate perché vengano accuratamente disinfettati, esigenza ancora più pressante a causa della pandemia. 

Perciò se vi state chiedendo, ma quindi come funziona esattamente questo fashion rental, esattamente come avete intuito: c’è una piattaforma digitale, ci sono i vestiti, gli accessori, le scarpe che è possibile affittare, e perchè il tutto avvenga basta solo qualche click fatto dal vostro cellulare. 

La sharing economy dell'armadio condiviso

Sharing economy ed armadio condiviso 

Inizialmente erano principalmente gli abiti da cerimonia o comunque più particolari ad essere protagonisti di queste alternative, quelli tendenzialmente molto costosi e che non si sarebbero in realtà più indossati. Anche se, pure in questo caso, per molto tempo il fatto di affittare un abito da cerimonia è stato collegato ad una mancanza di disponibilità economica, sempre all’interno di una società in cui potersi permettere abiti ed accessori molto costosi rappresenta uno status symbol. 

Negli ultimi anni ci si sta però lentamente allontanando da quell’idea di appartenenza ad una classe sociale piuttosto che ad un’altra sulla base dei soldi che si spendono per beni che nella realtà dei fatti non useremo più di una o due volte. In parte dovuto anche alla consapevolezza dei danni ambientali e alla necessità di cambiare il sistema consumistico attuale, ma soprattutto grazie alle nuove generazioni che sono più aperte e attratte da questi nuovi modelli economici, sia per coscienza ambientale, sia per interesse verso nuove tendenze che risultano “alternative” rispetto a quelle tradizionali. 

Nella sharing economy della moda si può quindi parlare di armadio condiviso. Con questa espressione si intende la possibilità di avere un armadio molto più ampio di quello che è fisicamente nella nostra camera da letto, e possibilmente anche fatto di vestiti di qualità ed ecosostenibili, senza però dover ricorrere all’inconveniente di pagare cifre elevate per averli. 

Ma l’aspetto economico non è l’unico vantaggio che ne deriva, non da meno è l’inconveniente di non avere più tutti gli armadi ed i cassetti di casa pieni di vestiti che utilizziamo forse qualche volta all’anno. Inoltre, così facendo contribuiamo ovviamente alla salvaguardia dell’ambiente. 

Consuma meno, condividi di più

Esempi italiani di sharing economy nella moda 

È vero che i primi negozi di noleggio abiti sono nati ben lontani dalla cultura italiana, ma negli ultimi anni anche gli italiani non sono stati da meno e hanno dimostrato di essere pronti al grande cambiamento. Per capirlo, basta guardare a due esempi di fashion renting tutti all’italiana.

Dress You Can. La startup italiana di noleggio abiti nata nel 2015, che rientra perfettamente all’interno di un concetto di economia circolare e della condivisione, per evitare gli sprechi nel mondo della moda, ed anche per consentire di indossare abiti più economicamente impegnativi a chi non può permettersi di comprarli. 

Nel 2020 è andata oltre questo iniziale obiettivo, ed avviando una campagna di crowdfunding, sta puntando su nuovi stili di vita e di viaggio, derivati sicuramente dalla tendenza a vivere uno stile più nomade, soprattutto grazie alla nuova categoria dei digital nomads.

Si parla oggi di travel light, ovvero la nuova tendenza a cui si è finalmente arrivati: andare in giro per il mondo portandosi dietro solo un piccolo bagaglio con lo stretto necessario dentro. E se devo andare a sciare? E se devo partecipare ad un evento mondano o ad una cena importante? Qui entra in gioco Dress You Can, che permette ora di affittare ogni tipo di abbigliamento, anche sportivo, per ogni esigenza, facendolo arrivare direttamente all’indirizzo indicato nel giorno desiderato. 

Very Important Choice. Si presenta con l’acronimo VIC, è la piattaforma nata a Milano nel 2018, che permette di affittare ma anche comprare vestiti. Very Important Choice offre inoltre quel valore aggiunto che stiamo cercando, i vestiti a disposizione provengono tutti da un tipo di produzione sostenibile, l’obiettivo della startup è proprio il raggiungimento di un’economia circolare e che punta su una moda sostenibile e a minor impatto ambientale.

Siete pronti per fare questo importante passo? I grandi cambiamenti possono cominciare dalle piccole azioni, è giunto il momento di comprare meno e affittare di più.

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