Il Fashion Transparency Index 2020 di Fashion Revolution: che cos’è?

Franca Gragnaniello

Franca Gragnaniello

The Fashion Transparency Index 2020

L'Indice (FTI) è uno strumento per incentivare e spingere i principali marchi della moda a essere più trasparenti e incoraggiarli a divulgare maggiori informazioni sui loro fornitori,sulle condizioni dei propri lavoratori e sulla catena di approvvigionamento.

Indice di Trasparenza

È noto a tutti che un marchio sia esso famoso o meno può pubblicare una notevole quantità di informazioni sulle sue politiche, pratiche e impatti e contribuire comunque a cattive condizioni di lavoro e al degrado ambientale La divulgazione pubblica dei dati consente a noi consumatori finali di esercitare il nostro diritto di saperne di più,perchè senza trasparenza non è possibile proteggere le persone vulnerabili e il pianeta vivente. Nato come movimento in Gran Bretagna per volere di Carry Somers e Orsola de Castro, pioniere del fair trade, il Fashion Transparency Index è stato pubblicato nel 2013, da questa organizzazione. La loro community si e’ domandata che tipo di informazioni i brand possono divulgare e come queste possono cambiare il settore della moda. L’indice si pone l’obiettivo di trovare soluzioni affinché i brand possano diventare più’ trasparenti e quindi più’ responsabili delle loro azioni. L’intento è quello di creare consapevolezza intorno al mondo della moda, incentivare la virata verso un consumo responsabile e ridare dignità a tutta la catena di produzione (ri)fondandola su una base etica.Essere trasparenti e responsabili per le aziende significa anche rispettare: il benessere degli animali, salvaguardia della biodiversità, attenzione al clima,utilizzo di prodotti chimici, auditing della filiera,regole sul riciclo e riutilizzo.

#WhoMadeMyClothes :Il risveglio della coscienza umana

Una mancata trasparenza costa vite e il crollo della fabbrica di Rana Plaza in Bangladesh né è purtroppo una triste conferma. In tutto il mondo Il 24 aprile 2013 inizia come un giorno qualsiasi, quando in Bangladesh,un paese che rappresenta uno dei maggiori esportatori della moda fast fashion crolla un edificio tessile,sbriciolandosi come cartone causando la morte di circa 1.133 vittime e più di 2.500 feriti, la maggior parte erano donne intente a lavorare per i marchi delle famose multinazionali del fast fashion.

Rana Plaza edificio crollato

Per settimane si è scavato tra le macerie in cerca di etichette di abbigliamento per capire quali marchi stavano producendo abiti nelle 5 fabbriche di abbigliamento che avevano sede nell'edificio. Ci sono volute settimane per capire perché le etichette di grandi e affermati brand internazionali fossero in quelle macerie.Purtroppo è impossibile per le aziende assicurarsi che i diritti umani siano rispettati, le condizioni di lavoro siano adeguate e l'ambiente sia salvaguardato senza sapere dove vengono fabbricati i loro prodotti.

etichetta marchio

Ecco perché la trasparenza è essenziale.E’ stato questo tragico evento, che non ha lasciato certo indifferente il mondo,che ha dato vita in quell’anno al movimento #fashionrevolution  oggi presente in 100 paesi. In un’industria sempre più ossessionata dal profitto a ogni costo, il caso Rana Plaza rappresenta la crudele testimonianza che è sempre la gente povera a pagare il prezzo più alto del nostro consumismo incurante,questo avvertimento ha innescato una nuova ondata di attivisti e imprenditori che sono convinti che possiamo e dobbiamo creare un futuro più giusto, umano e sostenibile.

be curious.find out.do something

Perchè è importante l’indice di trasparenza nel Fashion?

La trasparenza non è una “bacchetta magica” che risolverà i numerosi problemi complessi e profondamente sistemici nel settore della moda globale.Tuttavia può fornire una finestra sulle condizioni in cui vengono realizzati i nostri vestiti. Per decenni, i marchi hanno divulgato informazioni di fornitura solo internamente o a specifici stakeholders(parti interessate). Ciò stava impedendo a consumatori, investitori, legislatori, giornalisti, ONG, sindacati e lavoratori stessi, di ritenere responsabili marchi e rivenditori per le loro politiche e pratiche. Quindi è importante che tutte le informazioni divulgate dalle società siano accessibili e sufficientemente dettagliate per intervenire. Quello che ciascuno di noi fa con questa divulgazione pubblica, come le usiamo per favorire un cambiamento positivo, è ciò che conta di più.

Quali marchi sono inclusi nel FTI?

Fashion Revolution ha pubblicato on line Aprile 2020 il suo rapporto annuale sulla trasparenza nel settore della moda.Il rapporto fa riferimento a 250 marchi globali e li classifica in base alla quantità di informazioni divulgate al pubblico in merito a “politiche sociali e ambientali, pratiche e impatti”. H&M Group insieme ad altri marchi o gruppi come C&A, Adidas/Reebok, Esprit, Marks & Spencer e Patagonia tra le aziende più trasparenti secondo il Fashion Transparency Index 2020. A completare la top ten dei marchi più trasparenti secondo il FTI sono Puma, Asos, Nike and VF Corporation (che comprende tra gli altri anche The North Face, Timberland, Vans e Wrangler). Tutte le aziende incluse nel rapporto hanno un giro d’affari superiore a 400 milioni di dollari (circa 368 milioni di euro).

I marchi italiani che hanno partecipato sono stati 19,di cui solo 5 hanno hanno rispettato i requisiti richiesti dall’Indice di Trasparenza.Tra questi a mantenere il primato per il secondo anno consecutivo è la Maison Gucci, con il suo indice FTI pari al 48% (la media è 23%) è anche l’unico marchio ad aver ottenuto il 100% nella sezione “Policy and Commitments”( Politica e Impegni).

Una scoperta interessante è che altre case di moda di lusso stanno iniziando ad aprirsi in termini di pubblicazione dei nomi ai loro fornitori di materie prime. Le case leader di questa tendenza sono Bottega Veneta, Saint Laurent, Balenciaga e Ermenegildo Zegna.

In fondo alla classifica si trovano invece Bally, Jessica Simpson (marchio dell’omonimo pop-star), , Mexx, Pepe Jeans e Tom Ford, tutti estremamente avari di informazioni relativamente alle loro politiche su ambiente e risvolti sociali.

Fanalini di coda in Italia troviamo : Max Mara (0%); Dolce e Gabbana (3%);Versace (6%)

Come viene calcolato FTI?

La percentuale viene calcolato tenendo presente quante informazioni i brand condividono sui loro siti e report annuali sulle seguenti sezioni:

  • Politica sociale e ambientale
  • Governance
  • Tracciabilità della catena di approvvigionamento
  • Condizioni di lavoro, consumo, composizione del prodotto / materiale,
  • Impatto ambientale/clima e altri fattori ( commissioni, divario retributivo di genere)

Conclusioni:

L'Indice ha rilevato che ancora troppi marchi continuano a mancare di trasparenza e non forniscono i tipi di informazioni esterne che terze parti possono utilizzare per ritenerli responsabili, come elenchi dettagliati di fornitori, risultati di audit, dati sui salari, dati di impatto sul clima e così via.Come consumatori, abbiamo il diritto di sapere che i nostri soldi guadagnati duramente non supportano lo sfruttamento, le violazioni dei diritti umani e la distruzione ambientale.

Ecco perché dobbiamo continuare a chiedere che i principali marchi e rivenditori siano più trasparenti. Chiedere sempre ai marchi che acquistiamo #WhoMadeMyClothes?

Fashion RevolutionChe Cosè The Fashion Transparency Index

 

fashion transparency index

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