Certificati d'Origine: Quali Sono e a Cosa Servono?

Franca Gragnaniello

Franca Gragnaniello

Con la globalizzazione prima e la rivoluzione digitale poi, diventare “internazionali” è considerato di fondamentale importanza per le aziende italiane, soprattutto per le piccole e medie imprese. Abbiamo avuto già modo di parlare dell’importanza di diventare Esportatore Autorizzato e di come l’Unione Europea e i principali Paesi partner hanno concluso accordi di ampia portata che prevedono, per le merci originarie dei Paesi accordisti, un trattamento preferenziale, che comporta l'abbattimento totale o parziale dei dazi.

E’ importante sapere che le aziende che operano scambi commerciali con l’estero devono affrontare la questione relativa all’origine dei propri prodotti in un’ ottica sia commerciale, per la tutela del consumatore, sia dal punto di vista legale per gli adempimenti doganali a cui sono obbligati.

Cosa significa "origine delle merci" nel commercio internazionale

Dal punto di vista doganale, l’accertamento dell’origine, al pari della quantità, della qualità e del valore costituisce un elemento di fondamentale rilevanza ai fini della corretta applicazione della tariffa doganale, per una corretta liquidazione dei tributi dovuti (con oneri e benefici previsti) e per non incorrere in sanzioni derivanti dalla mancata osservazione di restrizioni all’importazione o all’esportazione.

Nell’ambito del commercio internazionale si distingue tra:

  • Origine Non Preferenziale
  • Origine Preferenziale

In assenza di accordi tra Stati si parla di “origine non preferenziale”.
L’origine non preferenziale è una definizione determinata da ogni Paese secondo proprie esigenze interne (origine autonoma). Si parla di origine non preferenziale quando il prodotto è stato “interamente ottenuto” in un certo paese e quindi un solo Stato è coinvolto nel processo produttivo, o quando il processo produttivo coinvolge due o più paesi per cui è il paese dove c’è stata l’ultima trasformazione sostanziale che determina l’origine del bene. Dunque l’origine non preferenziale della merce riprende un concetto doganale ed identifica il Paese del quale un prodotto è originario (Made in). Esempi di origine non preferenziale

  • Un’ azienda italiana produce un collant, lo manda in Serbia per la cucitura e lo reimporta sotto forma di collant; anche se in Italia i prodotti saranno sottoposti alle fasi di tintura e confezionamento, l’origine resterà serba.
  • Un’ azienda italiana importa dalla Serbia il semilavorato in tessuto e, in Italia, lo cuce ed effettua tutte le operazioni successive; i prodotti così ottenuti saranno di origine italiana.

L’ Origine non preferenziale è attestata dai “certificati di origine” rilasciati dalle Camere di Commercio italiane ( per le merci in esportazione ) o dai corrispondenti organismi esteri abilitati ( per le merci in importazione).

L’ origine preferenziale o "convenzionale" risulta da un accordo tra due o più Paesi.
Permette di beneficiare delle riduzioni o esenzioni daziarie previste nel quadro degli accordi di libero scambio siglati dall'Unione Europea con alcuni paesi terzi per gli scambi di prodotti riconosciuti come originari di una delle parti contraenti. Sussistendo un trattamento di favore, le regole che individuano l’origine preferenziale sono più ferree rispetto a quelle dell’origine non preferenziale.

Nel caso di origine preferenziale, una merce nella cui produzione sono stati impiegati materiali di due o più Stati, è originaria del Paese in cui è stata oggetto di una lavorazione o trasformazione sufficiente, che anche in tal caso si identifica il più delle volte, ma non sempre, con il salto della voce tariffaria, ovvero con il cambio della classificazione doganale del prodotto finito rispetto alla materia prima o al semilavorato di origine. Esempio di origine preferenziale:

-Un’ azienda italiana importa da un Paese extra UE il filo e, in Italia, esegue tutte le operazioni di tessitura e successive, sino al confezionamento; i prodotti così ottenuti, saranno sia “made in Italy” che di origine preferenziale Unione Europea.

La dichiarazione di origine preferenziale viene attestata da particolari certificati  rilasciati, a richiesta di parte, dalle autorità doganali o dalle cosiddette “dichiarazioni su fattura”, rilasciate direttamente dall’azienda esportatrice.

Certificati Di Origine: quali sono?

Il certificato di origine è un documento che attesta l’origine della merce, cioè il luogo in cui la merce è stata prodotta o ha subito l’ultima trasformazione sostanziale e accompagna i prodotti esportati in via definitiva verso Paesi extracomunitari, o anche comunitari, qualora l’importatore lo richieda espressamente.Si presenta in forma cartacea. In questo modo, grazie al certificato di origine, la dogana del paese che riceve la merce può sapere esattamente qual è il paese in cui viene creata la merce.

Il certificato di origine non preferenziale che viene rilasciato dalla competente Camera di Commercio è il documento che attesta, a livello internazionale, che la merce é stata effettivamente prodotta (o ha subito “l’ultima sostanziale trasformazione”) in uno specifico Paese. Tale documento costituisce una “autodichiarazione” da parte dell’azienda, solo avvalorata dalla CCIAA, in quanto quest’ultima non ha alcun potere ispettivo e non può, se non in determinati casi, verificare direttamente l’eventuale non veridicità della dichiarazione rilasciata. Pertanto non permette di usufruire di agevolazioni daziarie. Nel caso pertanto in cui venga dimostrato una falsa attestazione, le conseguenze, che possono essere anche di carattere penale, ricadono esclusivamente sul soggetto che ha reso la dichiarazione e richiesto l’emissione del certificato, incorrendo nella fattispecie della “falsa dichiarazione di origine”.

Ben diverso, invece, sono i certificati che riguardano l’origine preferenziale.

Nel caso di dichiarazione di origine preferenziale i  principali documenti che vengono utilizzati per certificare l’origine preferenziale sono:

  • Certificato di Circolazione EUR.1: si tratta di un certificato di origine utilizzato per dimostrare l’origine preferenziale e consentire l’abbattimento dei dazi all’importazione negli scambi con i Paesi legati all’UE grazie agli accordi tariffari. Viene rilasciato dalla Dogana su domanda scritta compilata dall’esportatore. È importante rilasciare l’EUR.1 in base al valore delle merci dichiarate e soprattutto che le merci dichiarate abbiano tutte i requisiti per essere considerate di “origine preferenziale”.
  • Certificato di Circolazione ATR: questo certificato attesta che i prodotti esportati o importati siano in “libera circolazione” nel paese di provenienza. Viene utilizzato nelle operazioni tra UE e Turchia e consente l’esenzione reciproca del pagamento del dazio. L’ATR ha una durata di 4 mesi e può anche essere emesso a posteriori oppure duplicato.
  • FORM A: è un certificato di origine che viene usato per le importazioni verso l’UE da Paesi in via di Sviluppo. Con questo documento, tali Paesi attestano l’originalità della merce e vengono totalmente o parzialmente esentati dal pagamento del dazio all’importazione. È importante precisare che il FORM A non vale per le esportazioni dall’UE verso i Paesi in via di Sviluppo.

I settori per i quali vengono richiesti più di frequente i certificati di origine sono l’alta moda, il trading di materie prime (acquistate all’estero e rivendute), la farmaceutica e l’orologeria.

Conclusioni:

L' origine è la "nazionalità economica" delle merci in commercio ed è importante perché riguarda non solo l'iter doganale ma anche la tutela dei consumatori, che hanno il diritto e l'esigenza di capire il luogo di effettiva produzione delle merci, la tutela e l'uso esclusivo dei marchi di fabbrica, la registrazione nazionale o internazionale dei marchi. Di fatto un’ azienda, nel momento in cui decida di condurre un’ approfondita indagine per la determinazione delle regole per l’attribuzione del “Made in” o dell’origine preferenziale ai propri prodotti, è necessario che si impegni a far operare i diversi reparti aziendali in sinergia, dall’ufficio commerciale all’ufficio acquisti passando per la produzione, valorizzando il concetto di azienda non più a compartimenti stagni ma come organi attivi e comunicanti. Tale dovrebbe essere l’ assetto standard per una realtà imprenditoriale che voglia avere una presenza stabile e consapevole sui mercati esteri.

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